Il nostro Judo
Il significato letterale
JUDO letteralmente significa “ DO=Via della Cedevolezza =JU”.
Un cenno storico
Jigoro Kano fondò la sua Scuola di Judo nel 1882, partendo dalle tecniche del Ju Jiutsu (Arte della Cedevolezza), Arte dell’antica tradizione guerriera giapponese.
Jigoro Kano aveva studiato e approfondito le tecniche e i principi della scuola di ju jitsu Tenjin-Shinyo Ryu con i Maestri Masamoto Iso e Acinosuke Fukuda da cui aveva ricevuto l’abilitazione all’insegnamento e i libri riservati “Densho”. Successivamente poi aveva studiato le tecniche di combattimento e la filosofia di una seconda scuola,Kito Ryu, sotto la guida di Tsunetoshi Ikubo dal quale aveva ricevuto la trasmissione di questa scuola.
“…Finalmente nel maggio del 1882, nel dojo ricavato nel mio studio alloggio, al tempio di Eisho, fondai la scuola Kodokan-judo. Mi attendevano molti anni di ricerca,infatti il Kodakon-judo di allora non è quella di oggi, quest’ultimo prese forma nel 1887, a cinque anni dalla fondazione. Da allora non ho cessato di perfezionarlo,e per quanto in questi 28 anni di vita il Kodokan –judo abbia subito notevoli trasformazioni, esse non sono paragonabili a quelle dei suoi primi cinque anni…” (da “Cos’è il Kodokan-judo” di J. Kano 1915-16. Fondamenti del Judo di Jigoro Kano, pag. 21, Luni Editore).
Dopo circa cinquant’anni dalla nascita del judo la sua applicazione sportiva nei tornei giapponesi cominciò a travisarne gli scopi, come si evince dalla lettera di J. Kano “il corso speciale di randori” (randori= pratica libera) del 1936 in cui il maestro dice:
“ho ripetuto più volte che lo scopo principale del randori si ispira al bu-Jutsu e alla ginnastica; questo ha lo scopo di insegnare a proteggere sé stesso uscendo vincitore da un combattimento vero e proprio (Shinken-shobu), e quello di potenziare lo sviluppo fisico e la salute al fine di rendersi utili al prossimo e alla società. E se tale è il significato del randori, quello che viene praticato oggi non corrisponde pienamente all’allenamento per lo Shinken-shobu e tantomeno agli scopi ginnici; conseguenza questa purtroppo di una crisi di crescita improvvisa ed inaspettata…… Se non corriamo ai ripari, questo costume porterà alla perdita del valore dell’utilità del randori…” ( J. Kano, 1936. Fondamenti del Judo, pag. 107. Luni Editrice).
Successivamente, dopo la morte del fondatore 1938 e la disfatta della seconda guerra mondiale, il nuovo governo giapponese fece del judo uno sport nazionale che doveva promuovere l’immagine del paese all’estero.
Questo assestò un colpo letale allo scopo del Judo. Infatti, anno dopo anno i regolamenti arbitrali, concordati a livello internazionale con le varie Federazioni Sportive Nazionali, hanno allontanato il judo dalla sua matrice originaria. Sono state via via introdotte a “maggioranza fra nazioni” regole che facilitassero tutti nel battere i Giapponesi, e questo è puntualmente avvenuto. Su come si sia potuto realizzare questo piano in breve tempo è sotto gli occhi di tutti.
I passaggi più conosciuti sono stati:-supervalutazione dell’atletismo (pochi secondi per un attacco, o punizione….) e permettere e quindi legalizzare tattiche di vario genere contrarie allo scopo e allo spirito del metodo, ecc…
Quindi oltre all’effetto primario di dare medaglie olimpiche e mondiali un po’ a tutti, si è avuto anche l’effetto secondario: si sono ridotte o azzerate la bellezza, la particolarità e la spettacolarità del metodo poichè la pratica si indirizzava e si indirizza alla sola efficacia in gara.
Oggi le gare sono spesso poco spettacolari e sono il prodotto di un Judo conosciuto e praticato come uno sport nella quasi totalità delle palestre Italiane: solo una pratica di tecniche e tattiche per vincere un’incontro sportivo con regolamenti distorti.
Questa attività dovrebbe chiamarsi Giapsport o Jusport per differenziarsi dal Judo di cui è un parente geneticamente modificato lasciando il nome Judo a coloro che ne cercano e praticano lo spirito originario.
Purtroppo questo non avviene e così alcuni gruppi organizzati in Scuole che praticano seguendo al meglio le indicazioni originarie sono state costrette a chiamare il Judo col nome di Judo-educazione o judo tradizionale, e uscire dalle organizzazioni Federali del CONI che si occupano di jusport.
Il nostro Judo-educazione è organizzato a livello nazionale dall’A.I.S.E. (Associazione Italiana Sport Educazione) per praticare il judo originale, fedele all’insegnamento del fondatore, Jigoro Kano.
Le gare vanno affrontate in maniera diversa rispetto alle attuali competizioni internazionali. Nelle nostre competizioni i regolamenti sono quelli più vicini ai regolamenti del judo originario. Per noi le gare sono un’occasione di verifica della preparazione necessaria per diventare un esperto di judo (cintura nera) e per il passaggio di grado (dan) provando a realizzare il numero maggiore di punti (ippon magistrali). La gara come spesso si dice: è un mezzo e non il fine del judoista.
Perché fare Judo?
“Il Judo è la Via più efficace per utilizzare la forza fisica e mentale.
Allenarsi nella disciplina Judo significa raggiungere la perfetta conoscenza dello spirito attraverso l’addestramento attacco-difesa e l’assiduo sforzo per ottenere un miglioramento fisico-spirituale.
Il perfezionamento dell’io così ottenuto dovrà essere indirizzato al servizio sociale, che costituiscel’obbiettivo ultimo del judo.
Il mio metodo di insegnamento consiste nell’esercitare la tecnica di combattimento e nella ricerca teorica, entrambe elaborate dal principio “Yavara” (Ju).”
(Jigoro Kano. Fondamenti del Judo pag. 23 Luni Editore).
Cosa occorre per praticare Judo?
Rispetto per Se stessi e per gli Altri, Amore per ciò che si fa, Fiducia nel Maestro e Disciplina per abituare la mente alla necessaria fermezza.
In partenza è sufficiente avere almeno un seme di tutto questo che andrà coltivato, germinerà, crescerà fino a dare i suoi frutti a tutta la comunità.
Le tecniche vengono insegnate nelle Forme Obbligate (Kata-chi) e una parte di queste possono essere utilizzate nella pratica libera (Randori) e nell’Avventura sportiva (Shiai).
Un altro gruppo di tecniche, legate al combattimento reale, vengono utilizzate solo nella pratica delle Forme Obbligate (Kata-chi).
Tutto questo, rivolto a bambini e ragazzi, si traduce in un metodo pedagogico che li farà crescere, equilibrati nel corpo e nella mente, con un buona educazione.
Per gli adulti, diventa un modo per mantenere o riacquistare l’unione tra Corpo, Mente e Cuore.
Gli educatori
Recentemente nei nostri depliant inserivamo questa frase coniata da un allievo:
“insegnatemi ad esservi maestro e vi spiegherò come diventare maestri di voi stessi”
poiché questa è un po’ l’essenza dell’insegnamento così l’inseriamo anche qui con il mio ringraziamento….
Giuseppe Cuscini (Pino)
Maestro qualificato Hanshi, 7° dan dell’AISE, Responsabile della Direzione tecnica dell’Associazione New Musokan di Bologna (ex Judo Club Musokan)
Collaboratori:
Silva Crema 1°dan Educatore Sportivo Aise
Massimiliano Nobile 1°dan Aspirante Educatore Sportivo Aise
Pierpaolo Amodeo 1° Dan Aspirante Educatore Sportivo Aise
Vittorio Crema 1° Kyu Aspirante Educatore Sportivo Aise










